26 agosto 2007
Ho terminato la mia permanenza in India visitando particolarmente Centro, Ovest e Sud.
Ho trovato gli animatori molto impegnati. Non è mancata una bella giornata di ritiro spirituale con degli insegnanti-catechisti e infine lascio l’India comunicandovi la bella notizia dell’aggiunta di 29 insegnanti per circa 700 bambini pastori nel Sud-Rajasthan.
Piccole cose, se vogliamo, ma preziose.
Un altro fatto significativo è che il governo di Delhi ha istituito un ufficio per i nomadi. Circa 20 persone lavorano in questa struttura e uno dei nostri “cappellani” partecipa agli incontri più significativi.
Ancora, l’Arcivescovo di Bhopal, Mons. Pascal Topno, dopo 12 anni di sostegno alla Pastorale dei nomadi in India come presidente, lascia il posto a Mons. Leo Cornelio, che pure è sempre stato al nostro fianco e ci ha rappresentati all’incontro mondiale della Pastorale dei Nomadi a Budapest.
27 agosto
Arrivo in BANGLADESH. Qui le notizie sembrano meno entusiasmanti.
Già dall’aereo devo assistere ad uno spettacolo mai immaginato: vedere un Paese affogato nell’acqua. Vedo minuscolo villaggi che spuntano dall’acqua senza comunicazioni all’intorno: sono centinaia di minuscole isolette immerse, mentre altri villaggi si vedono completamente coperti.
L’alluvione era stata prevista per cui alcuni milioni di persone sono stati evacuati dalle regioni a rischio; comunque alcune migliaia di persone sono rimaste vittime della calamità.
Si può aggiungere che anche molte regioni dell’India non sono state risparmiate da alluvioni, ma non di tali proporzioni.
La settimana scorsa, per raggiungere una località distante poco più di 100 Km, con una jeep abbiamo impiegato oltre 11 ore, e appena 10 minuti prima di arrivare, la strada che faceva da argine al fiume è stata per un lungo tratto spezzata e travolta. Siamo tornati indietro e con un treno, per altra strada, siamo arrivati il giorno dopo.
Tutto questo però fa parte di una vita normale che non arriva mai a scoraggiare le persone o a farle disperare.
1° settembre
Ancora metà paese è sommerso ed è difficile avere dei bilanci su questa calamità.
Nelle strade si vede di tutto: tentativi di salvare quel poco. Gli uomini specialmente sono occupati nel legare canne di bambù per fare ponticelli e non essere tagliati fuori. Dove i camion hanno potuto trasportare sacchi di cemento, si costruiscono piccole dighe o sentieri per passare da un luogo all’altro. Dalle case aperte si possono vedere sui letti le caprette, una mucca, tutte cose più importati di un sonno tranquillo. E la gente ci sa ridere.
Nelle strade si mescolano barche (come a Venezia) e rixò spinti con mezza ruota o di più in acqua.
I bambini comunque non perdono occasione per divertirsi, essendosi spesso auto-dispensati dalla scuola.
5 settembre
Insieme all’alluvione dell’88 e quella del ’98, questa del 2007 si aggiunge a quelle di dimensioni più devastanti.
Un mese di ininterrotte piogge iniziò al nord del paese, finchè i fiumi spezzarono argini, strade e ponti e si riversarono sul paese.
Tre giorni fa una umiliazione in più. Apparve sullo schermo della TV un ministro con sguardo sereno, sorridente e rassicurante, dicendo alla Nazione che non c’era nulla da temere, che la situazione era sotto controllo, i mercati avevano di tutto e non c’era bisogno di chiedere aiuti stranieri.
La situazione però è questa: milioni di bengalesi con febbri e infezioni di vario tipo; migliaia di persone piangono per i loro morti, dispersi e coloro che ancora moriranno a causa di malattie, case crollate e prolungati tempi nell’acqua, in mezzo a un tutto provvisorio così precario con scarsità di acqua potabile. Ebbene, per fortuna che tutta questa gente non sente il ministro dire che non c’erano problemi gravi. Certo a casa del ministro c’era tutto il necessario, come nei mercati delle grandi città.
Questo è uno dei segni per dire che generalmente, per i politici e i ricchi, i poveri non meritano particolare attenzione perché non esistono proprio.
6 settembre
Ieri, nella parte est della capitale, avreste potuto vedere di tutto: vestiti e pezzi di tetti galleggianti. Specialmente i ragazzi e giovani su zattere aiutano a spostare oggetti, bambini e anche soccorsi. Una mamma spingeva sull’acqua una grande pentola col suo bambino dentro.
Si cercano acqua e medicinali.
I centri sanitari, dove ci sono medici o infermieri, sono pieni zeppi dei casi più gravi.
9 settembre
L’alluvione generalmente avviene a tappe diverse.
Si prepara la terza ondata, dopo una pausa che poteva far pensare alla fine della calamità.
I fiumi Ganges, Meghna e Brahmaputra sono di nuovo rigonfiati nelle regioni del nord e continueranno a riversarsi sul paese.
Per avere un’idea di ciò che capita basti vedere ciò che riporta un giornale locale: “Nei nostri tre comuni il Teesta (uno dei 230 maggiori fiumi del Paese) ha lasciato alle intemperie 30.000
famiglie, trascinando via 200 case, mentre 500 bovini sono annegati”: questo quadro è delle ultime 72 ore e in soli tre comuni, mentre i bilanci a livello nazionale dicono che quasi il 50% del Paese è stato sommerso e nove milioni e mezzo di persone sono state gravemente danneggiate, nella vita, nella salute, nei raccolti o nella casa.
Non si può dimenticare che dietro ogni numero c’è qualcuno che è disperato e senza prospettive di futuro.
10 settembre
Della complessa situazione politica accenno solo che le due donne che sono state al potere come Primo Ministro negli ultimi 15 anni sono entrambe in prigione. La Kaleda Zia, che ha avuto più di tutti la possibilità di ristrutturare il Paese, è in prigione con due figli e molti uomini che hanno occupato le maggiori cariche politiche.
Attualmente c’è un Governo di Tecnici sostenuto dall’Esercito.
5 ottobre
Il Bangladesh è abituato alle sofferenze e spesso non lotta nemmeno più di tanto per evitarle: convive con esse. Quasi nessuno più parla di alluvione, anche se al nord e al sud del Paese migliaia e migliaia di case sono ancora in acqua.
Tra Savar e Dhaka decine di ciminiere emergono dall’acqua e dentro le loro fornaci, invece di cuocere mattoni, si pescano pesci.
I prezzi ai mercati sono alti e la vita è difficile, eppure i giovani e specialmente i bambini riescono anche a divertirsi con gare di nuoto, tuffi nei fiumi dai ponti, mentre il fiume stesso è in piena e pericolosissimo; si divertono poi con gare di pesca e ci scherzano su quando hanno pescato un pesce sotto il letto o nella stufa! E chissà per quanto tempo ne avremo ancora.
7 ottobre
Una signora mi dice che la settimana scorsa, mentre le donne che vivono con il ricamo venivano a prendere lo stipendio, una donna durane il mese non era riuscita a lavorare molto perché un figlio si era ammalato e nello stesso mese era stata lasciata dal marito ed era rimasta sola con i quattro figli. Quando prese tra le mani il suo salario di 300 Take (3,30 euro) scoppiò a piangere perché sapeva di avere i soldi scarsi per una settimana, mangiando solo riso.
A chi chiedere aiuto? Gli altri sono in situazioni simili.
10 ottobre
Un bambino di 4 anni e mezzo lo scorso anno è stato operato di un tumore maligno alla bocca: era stata asportata anche tutta la mandibola e una ricostruzione plastica risolse il problema parzialmente, con straordinaria professionalità dei medici.
Ieri è arrivato all’ospedale, dove era stato per la chemioterapia e disse alla suora: “Oggi il mio vicino di letto è morto”, e lei: “Che cosa aveva?” “Un cancro alla bocca come me, per questo penso che adesso morirò anch’io” e cominciò a piangere.
La suora, che è una vera mamma, lo consolò, poi aggiunse: “Vedi, questo giardino è bello, ma dopo la morte andremo in un posto dove c’è Allah, un posto molto più bello di questo. Là ci saranno tanti fiori, laghetti più belli di questo, pesci e uccelli di tanti colori e poi là mangeremo tanto quanto vorremo. Vedrai come sarà bello!” Il bambino si calmò.
A sera tornò dalla suora per dire: “Tu puoi farmi morire presto presto, perché anch’io voglio andare in quel bel posto”.
Era certamente stato impressionato dal fatto che là (in paradiso) si potrà mangiare tutti i giorni e quanto si vuole.
20 ottobre
Vicino all’accampamento di Juragate c’è una baraccopoli con un migliaio di famiglie in circa 400 capanne. Sarebbe umano avere almeno una capanna per famiglia.
Oggi sono stato a casa di Shilpi, una mamma di tre bambini. Lei ha circa 20 anni.
Il papà è morto di fame, la madre sta morendo di fame e lei morirà della stessa malattia, che è la prima e veramente seria malattia del Bangladesh.
Sono stato da Shilpi a portare medicinali, qualche aiuto di emergenza e comunicare la data dell’intervento chirurgico del figlio più grande.
I tre bambini hanno tre papà diversi e Shilpi sostiene la famiglia da sola come può. L’ultimo figlio ha 16 giorni. Io indirettamente le avevo detto di fare attenzione per evitare una terza gravidanza in quelle condizioni, ma non mi aveva sentito.
E penso che Dio stesso non sia stato d’accordo con me, tanto è vero che il figlio glielo ha dato. E io, prendendolo in braccio, mi sono vergognato dal dover pensare: “Fosse stato per i miei ragionamenti, questo bambino non esisterebbe. E chissà, potrebbe essere l’unico a sopravvivere nella famiglia”.
30 ottobre
I miei collaboratori che lavorano con gli zingari in Bangladesh sono quasi tutti bravi, ma qualcuno è veramente speciale.
Davide Murmu, trentenne con moglie e due figli, ha altre otto persone della famiglia a carico. Ha con la sua famiglia 10 bambini nomadi del suo stesso gruppo.
Riceve i soldi per mantenere i 10 bambini.
Qualcuno ha chiesto se una bambina orfana poteva aggiungersi e dissero: “Dove mangiano 10 possono mangiare 11”.
Poi chiesero per un altro bambino e ancora per altri due.
Si sono poi aggiunti 4 giovani che hanno finito la scuola superiore e sono senza lavoro. Hanno chiesto a Davide se potevano stare con lui e fare del volontariato in cambio di un piatto di cibo.
Davide mi disse: “Con i soldi dei 10 bambini adottati mangiamo in 26”.
Una famiglia piuttosto grande.
Davide, avendo un salario per il lavoro di coordinatore di un progetto di 570 studenti nomadi
Mahali, ha deciso di dividere questo salario in cinque parti, dando ai 4 giovani senza lavoro (tre sposati con figli) la possibilità di sopravvivere anche se nella povertà.
A conclusione, sono in 26 in quella famiglia e senza lamentarsi addosso.
8 novembre
Prima di terminare queste note di diario, dico che il paese soffre da 4 mesi a causa della terribile alluvione e si prevede la fine di questa calamità solo dopo la fine dell’anno. I poveri hanno sofferto veramente troppo.
Una mamma ieri mi ha portato a vedere le due gemelline di due mesi.
Dalla nascita non hanno ancora assaggiato una goccia di latte. La madre le ha nutrite finora con acqua di riso bollito: questo è l’ultimo di migliaia di casi che fanno pensare a un Bangladesh negli anni del dopoguerra 1971.
Cari amici, le notizie belle e tristi che vi mando vi prego di trasformarle in preghiere di intercessione per il prossimo Natale
Don Renato
Questa lettera-diario è stata ultimata poco tempo prima dell’ultimo devastante tifone, del quale vediamo le terribili immagini alla TV in questi giorni (ndr)
